#REVENGEGRAM

01.05.2020

Alessia Marruncheddu

#Revengegram è tra gli hashtag più popolari al momento: lanciato da Anonymous, gruppo di attivisti informatici che agiscono sia singolarmente, che collettivamente, spinti da spirito di ''giustizia digitale'', in pieno anonimato.

L'era della digitalizzazione ha avuto il pregio di accorciare le distanze tra utenti sparsi in tutto il mondo, ma altresì ha aumentato le probabilità di pericolo per la violazione di dati personali.

Negli ultimi giorni, molta è stata l'indignazione mediatica : numerosi utenti, spinti dalla convinzione di agire nell'anonimato, hanno aderito a gruppi sulla piattaforma di messaggistica instantanea Telegram, nei quali vengono condivise foto pedopornografiche e foto pornografiche di ragazze adulte, allegando dati sensibili, sottratti alla vittima e divulgati senza consenso, sottoponendola, pertanto a pubblico ludibrio.

Recentemente, la condivisione di tale materiale, è stato rubricato sotto il reato di '' Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti'' all'art. 612-ter del codice penale.

Ma cosa rischia il soggetto che compie ''Revenge porn'' ?

La reclusione da 1 a 6 anni e la multa da 5.000 a 15.000 euro, applicabile anche a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li diffonde a sua volta al fine di recare nocumento agli interessati.

Costituisce circostanza aggravante quando, colui che compie il comportamento illecito, è legato sentimentalmente alla vittima; se, è perpetrato nei confronti di persone affette da condizione di inferiorità psichica o fisica; se avviene in via telematica o informatica.

'' Nessuno di noi può rimanere fermo a guardare impassibile. Se non possiamo difendere le vittime state pur certi che le vendicheremo'' ha dichiarato Anonymous.

Grazie alle loro incredibili capacità informatiche, sono già riusciti a risalire ad alcuni utenti: hanno recuperato numeri, nomi e cognomi, indirizzi mail e profili social.

Alcuni di questi contatti sono stati condivisi, sulla piattaforma Twitter: si tratta, perlopiù di uomini adulti.

Un numero cospicuo, risultano essere minori, per cui la diffusione dei loro dati è rimasta parziale e non idonea ad identificarli dalla comunità inferocita: certo è che Anonymous sa bene chi siano.

Questa, sub-diffusione di dati ha diviso il ''popolo di internet'' in due parti :

  • Da una, i sostenitori di questi ''Eroi digitali'', dichiarano sia giusto ''ripagare con la stessa moneta'', diffondendo i dati e lasciando che vengano messi alla gogna mediatica;

  • Dall'altra, troviamo i portabandiera del giusto e dell'etico, che ritengono non lecita la condivisione di dati sensibili, fermo restando l'indignazione per il comportamento deplorevole;

Essi sostengono la necessità di consegnare tali persone nelle mani della giustizia...d'altronde l'art. 111 della Costituzione sancisce il principio del giusto processo, e in uno stato di diritto che si rispetto, la giustizia non può essere rimessa all'arbitrio dei singoli, ma deve esclusivamente essere amministrata dagli organi incaricati del compito di dirimere le controversie.

E voi, da che parte state?